Pubblicato in: benessere fisico

Come amare se stessi e gli altri e vivere sereni

love-2042275_1280

Che cosa significa amare se stessi? Ogni giorno da più parti si sente questa frase e ogni giorno le persone mi chiedono:-Che significa amare me stesso che devo diventare un egoista?
La risposta potrebbe essere affermativa o negativa, ma dobbiamo iniziare prima a comprendere il concetto di amore nei propri confronti.

Nella vita di tutti i giorni e durante la nostra crescita i nostri genitori ci insegnano che non bisogna essere egoisti e che gli altri sono importanti. Ciò che i genitori non ci insegnano è che dobbiamo amare anche noi stessi.

beach-193786_1280

Tutto ciò sembra semplice e banale ma non lo è affatto. Vari sono i fattori che inducono l’individuo a non amarsi, tra questi sicuramente ci sono i sensi di colpa dovuti a un’educazione rigida.  Le cure parentali costituiscono per l’individuo la prima forma di amore nei propri confronti e paradossalmente la ragione per la quale molti non si amano, è perché non hanno imparato a farlo, non gli è stato insegnato.

Per spiegare questo concetto farò riferimento alla teoria dell’attaccamento di J. Bowlby, quest’ultimo definì l’attaccamento affettivo come

il risultato di un sistema di schemi comportamentali introiettati nell’infanzia e determinato in larga parte dalle modalità con cui il bambino è trattato dalle figure genitoriali ed educative di riferimento.

baby-165067_1280.jpg

Qual è il senso di queste parole?

Il senso è che il modo con cui il bambino e in futuro l’adulto, si relazionerà con se stesso e con gli altri dipende dal modo in cui egli stesso sarà stato accolto dai genitori e in generale da tutte quelle figure adulte che sono state un riferimento educativo per la sua vita. Questo schema comportamentale Bowlby lo chiama base sicura, proprio perché tali figure sono per il bambino un porto, un luogo dove egli impara a stimare se stesso e a costruire la sicurezza di se e del mondo che lo circonda. Questo processo per Bowlby riguarda i primi 12 mesi di vita che andranno a costruire l’intera vita del soggetto e attraverso una serie di esperimenti giunse alla seguente conclusione schematizzata:

ATTACCAMENTO SICURO – il bambino ha sviluppato fiducia nella presenza stabile della madre, da cui si sente contenuto, accolto e motivato all’esplorazione. E’ un bimbo sereno, che, rispecchiandosi in lei, ha maturato fiducia in sé e nelle proprie risorse.
ATTACCAMENTO ANSIOSO/AMBIVALENTE – il bambino è passivo, esplora poco, ha bisogno costantemente di essere accudito. E’ introverso, timido e compiacente per essere accolto. Si mostra costantemente angosciato a causa dell’incostanza della madre disponibile in modo discontinuo o incoerente, offrendo ad esempio un accadimento anaffettivo, e si aggrappa a lei temendo l’abbandono.
ATTACCAMENTO EVITANTE – Alterna momenti di indipendenza a momenti in cui si affanna a cercare la madre. L’indifferenza ed il mancato contenimento di lei non permettono al bambino l’elaborazione degli affetti negativi nei suoi confronti, quali (dolore, rabbia..) che, scissi da quelli postivi, vengono ben presto incanalati in ambito sociale (atteggiamento ribelle e contestativo) o rimossi.
ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO – l’ultimo tipo di attaccamento descritto da Bowly origina da gravi mancanze della madre (violenza, maltrattamenti, abusi) che generano personalità borderline o psicotiche.
Bowlby afferma che nel momento in cui il bambino non percepisce il contenimento materno, cioè di essere amato e protetto da questa figura, sviluppa delle condotte antisociali. Per cui se un bambino percepisce sentimenti di rifiuto, indifferenza o assenza affettiva manifesta disagio, il quale disagio se non è appunto contenuto e elaborato. Produce dei sentimenti anti sociali derivanti proprio dal proprio disagio e dall’incapacità di gestire questi vissuti negativi.

Riporto di seguito i risultati delle ricerche di Bowlby:

Dall’attaccamento sicuro sviluppa un tipo di personalità confidente in se stessa, capace di rapportarsi agli altri, di fidarsi ed affidarsi senza timore dell’abbandono, base sicura in se stessi introiettata, non spaventata dalla minaccia di poter subire intrusioni.

Dall’attaccamento ambivalente origina una struttura di personalità insicura, bisognosa e possessiva. Spesso dipendente ed affamata d’amore; restia ad ogni confronto per paura di perdere l’altro e dunque poco assertiva. Costantemente alla ricerca di conferme esterne alla propria autostima e tendente alla confluenza affettiva.

Dall’attaccamento evitante genera un limitato bisogno di attaccamento unitamente ed una grande autonomia affettiva che può sfociare nella difficoltà ad entrare in contatto autentico o in intimità con l’altro.
Alla luce di quanto detto possiamo comprendere che il modo in cui siamo stati amati o abbiamo percepito l’amore rispecchierà le nostre modalità comportamentali. Tutte le persone che hanno difficoltà ad instaurare una relazione con l’altro, sia esso un compagno di vita o di avventure, un confidente o un conoscente sarà dovuto al modo in cui egli sarà cresciuto e avrà percepito l’amore.
Ci sono due modalità relazionali opposte e disfunzionali che derivano dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby, queste sono il narcisismo e il dipendente affettivo. Il primo è il risultato di un amore disatteso e deluso, l’esser privati di accudimento e protezione porta il soggetto a sviluppare dei comportamenti che possano rinsaldare l’insicurezza e il timore del rifiuto. Questi sono la soppressione del proprio bisogno affettivo, adottando atteggiamenti evitanti o viceversa vivere un’esistenza alla continua ricerca di un oggetto ideale di amore, o ancora avendo un se incapace di entrare realmente in contatto con l’altro.
Il dipendente affettivo è colui che ha sperimentato un affetto insufficiente ha difficoltà a separarsi dalle figure parentali di riferimento per cui tenderà a sviluppare relazioni soffocanti tese a racchiudere l’altro e a tenerlo esclusivamente per se.
Abbiamo visto fin qui le motivazioni che inducono gli individui a non saper instaurare relazioni con gli altri, ora vediamo cosa possiamo fare per attuare in noi un cambiamento.

valentines-day-1986200_1280

Le mie riflessioni:
Anzitutto devo dire che per modificare questo stato delle cose è necessario esserne consapevoli. Avere coscienza che dentro di noi ci sono delle zone ombra che ci impediscono di avvicinarci agli altri e di relazionarci con loro. E’ difficile sicuramente, perché vuol dire ammettere un fallimento che sebbene non dipenda da noi ci fa stare male. Il senso di colpa inoltre, che deriva dall’inadeguatezza, costituisce uno degli impedimenti più cogenti esperiti dall’individuo. Seguire un percorso individuale costituisce un aiuto fondamentale per aiutare il soggetto a ricostruirsi e a elaborare il tutto.
Due elementi permettono al soggetto di amarsi, questi sono costituiti dall’autostima e dalla fiducia. L’autostima è la percezione del valore che abbiamo indipendentemente dai difetti che ognuno di noi ha. Questi fanno parte del nostro essere e prima lo accettiamo meglio è. La fiducia in se stessi è la consapevolezza di saper affrontare le avventure che la vita ci propone.

Stima e fiducia comprenderete, dalla teoria di riferimento che ho preso, derivano anch’essi dal modo in cui siamo cresciuti, ma avendo consapevolezza di ciò possiamo intraprendere un cammino che ci porti a vivere meglio e a superare il tutto.

Prima ho detto accettare, l’accettazione a mio avviso costituisce un passo importante per l’autostima e la fiducia, abbiamo il mito della perfezione, dell’essere superlativi. Le persone che incontro nel quotidiano mi chiedono come fare per raggiungere un equilibrio. Io ritengo che il punto essenziale sia accettare che si possa essere sprovvisti di equilibrio in alcuni istanti della vita. Non necessariamente dobbiamo essere equilibrati alla perfezione. Dobbiamo accettare i nostri alti e bassi, il nostro modo di essere e cercare quelle aree da migliorare che ci permettano di andare avanti.
Un altro elemento fondamentale per il nostro percorso verso l’amore di se stessi è il rispetto che dobbiamo avere per noi. Dobbiamo imparare che le nostre scelte riguardano solo ed esclusivamente noi. Le nostre azioni devono essere volte al nostro benessere psicofisico. Qui qualcuno potrebbe dire allora dobbiamo essere egoisti? Il concetto di egoismo è ambivalente, se per egoismo intendiamo il nostro benessere a scapito altrui, allora è ovvio che la risposta sia no. Se per egoismo intendiamo fare delle scelte libere allora la risposta è sì. Si parla, infatti, di un sano egoismo, dove per egoismo s’intende il significato principe del termine … significa se stesso … metterci al primo posto nella scala dell’amore non vuol dire non amare gli altri, ma ripeto se non amiamo prima noi stessi, se non ci rispettiamo, se non facciamo scelte che ci fanno stare bene, non saremo mai in grado di poterci relazionare con l’altro. Amore è libertà di espressione, è capacità di donare a se e agli altri il proprio mondo interiore.

Concludo con una frase nella quale credo molto:
L’amore non è qualcosa che possa essere confinato, si può tenere nella mano aperta, ma non nel pugno chiuso: appena si chiudono le mani esso si dilegua. Osho … Alla prossima

Annunci

Autore:

Mi chiamo Rosaria Uglietti e sono una psicologa interessata al benessere fisico e psicologico. Faccio della serenità il mio obiettivo nella vita. Ho studiato psicologia del lavoro e delle organizzazioni, sebbene dentro di me ci sia sempre stato un profondo amore per la psichiatria. La scelta dei miei studi risale a molto tempo fa, a quando ero una bambina. Frequentavo le elementari e provavo una forte attrazione per la mente e tutto quello che si potesse celare nei pensieri dell’uomo, accanto all'amore per la psicologia si faceva strada dentro me una sempre più forte passione per la scrittura. Crescendo arrivo al momento di scegliere gli studi e prediligo Psicologia, pur amando ancora molto lo scrivere e descrivere il mondo che mi circonda. Mi iscrivo all'Università degli studi di Roma e con tutte le difficoltà di una pendolare quotidiana riesco a laurearmi optando per l’indirizzo del lavoro che mi permetterà di entrare nel mondo della formazione, non rinunciando ai miei interessi clinici e psichiatrici. Porto avanti entrambi i miei percorsi nella formazione, affinando le conoscenze della comunicazione e del marketing e approfondendo l’ambito giuridico e psicopatologico. Oggi mi interesso anche di violenza di genere e di alimentazione. Se vuoi saperne di più visita il mio sito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...