Pubblicato in: I nostri piccoli

Non voglio la pappa, da semplici capricci a piccoli disturbi …

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Lo spettro dei disturbi alimentari, uno dei grandi mali che ci attanaglia prende un po’ tutte le mamme, che al primo capriccio del figlio, corrono dal pediatra.

Vediamo insieme quando allarmarsi.

Bisogna precisare che nella prima infanzia in genere non sono disturbi veri e propri, ma disagi che riflettono un malessere passeggero o ancor più frequentemente una situazione in cui il bambino vuole esprimere la propria personalità.  Un esempio? La mamma che deve tornare a lavoro, per il piccolo può essere fonte di disagio.

Quando allarmarsi?

Ciò che bisogna tenere sotto controllo in tali situazioni è la durata nel tempo di queste inappetenze o comunque irregolarità nel rapporto con il cibo.  Il ruolo del pediatra in questi casi è fondamentale, una corretta informazione, spesso, è alla base di una buona educazione alimentare. Le mamme troppe volte sono bersagliate da più fronti, mamme, suocere, sorelle, cognate, amiche e gente di passaggio, ognuno vuole dire la sua e questo può indurre a degli errori che si rifletteranno sul bambino. L’ansia nei confronti della pappa inoltre può essere altra fonte di malessere e il bambino potrebbe percepire la sua alimentazione come un premio per i genitori. Diciamolo, quante volte usiamo il ricatto affettivo affinché nostro figlio mangi? La nostra ansia, la fretta di tutti i giorni sono fra le cause maggiori dei disagi alimentari dei bambini, soprattutto dei più piccoli i quali hanno come forma di espressione il cibo, essendo il linguaggio poco formato. Ricordo che in clinica il neonatologo mi disse:- Sanno tutti tutto più di noi, ma se abbiamo preso una laurea, un motivo ci sarà?

Qualche consiglio. I bambini non sono dei robot che devono esaudire le nostre attese, i nostri desideri o ancora rispettare la nostra folle corsa nel mondo, essi hanno i propri tempi e soprattutto i propri gusti; se da piccoli tendono a mangiare tutto, non vuol dire che sarà così nel tempo o ancora se qualche giorno non hanno fame, oppure una pietanza non gli piace non continuiamo a proporgliela nella speranza che la provi oppure che mangi, gli procureremmo solo ansia. Rispettiamo le loro idee e i loro tempi e questo farà si che diventino delle persone serene e con un buon rapporto con il cibo. Lo svezzamento, infatti, costituisce uno dei punti critici del rapporto che il bambino avrà con il cibo, non insistiamo se non finiscono tutta la pappa, non continuiamo imperterriti nelle nostre idee, pensiamo sempre che i bambini hanno la loro individualità che va rispettata. Ciò che deve insospettirci è se il bambino ha il timore di affogarsi, vuole solo pastina piccola o ancora se c’è una regressione alimentare del tipo che vuole solo latte. Nel corso della crescita permettiamogli di sperimentare, di toccare le pietanze e anche di pasticciare se necessario, lasciamo che imparino a usare il cucchiaio e la forchetta, sebbene quest’ultima ci desti sempre apprensione. Lo so che le mamme penseranno e dopo chi pulisce? Io rispondo, vuoi mettere la casa pulita con la serenità di tuo figlio? Scagli una pietra chi ha un figlio e la casa in ordine senza procurargli stress, i bambini devono sperimentare e gli ospiti guardare altrove. Alla prossima!

Rosaria Uglietti

Autore:

Mi chiamo Rosaria Uglietti e sono una psicologa interessata al benessere fisico e psicologico. Faccio della serenità il mio obiettivo nella vita. Ho studiato psicologia del lavoro e delle organizzazioni, sebbene dentro di me ci sia sempre stato un profondo amore per la psichiatria. La scelta dei miei studi risale a molto tempo fa, a quando ero una bambina. Frequentavo le elementari e provavo una forte attrazione per la mente e tutto quello che si potesse celare nei pensieri dell’uomo, accanto all'amore per la psicologia si faceva strada dentro me una sempre più forte passione per la scrittura. Crescendo arrivo al momento di scegliere gli studi e prediligo Psicologia, pur amando ancora molto lo scrivere e descrivere il mondo che mi circonda. Mi iscrivo all'Università degli studi di Roma e con tutte le difficoltà di una pendolare quotidiana riesco a laurearmi optando per l’indirizzo del lavoro che mi permetterà di entrare nel mondo della formazione, non rinunciando ai miei interessi clinici e psichiatrici. Porto avanti entrambi i miei percorsi nella formazione, affinando le conoscenze della comunicazione e del marketing e approfondendo l’ambito giuridico e psicopatologico. Oggi mi interesso anche di violenza di genere e di alimentazione. Se vuoi saperne di più visita il mio sito.

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